L’accessibilità web non è solo una buona pratica per migliorare l’esperienza utente ma, in molti Paesi, rappresenta anche un obbligo di legge. In Italia, in particolare, il legislatore ha recepito le indicazioni delle Web Content Accessibility Guidelines (WCAG) e ha trasformato questi standard in requisiti tecnici obbligatori, con sanzioni per chi non li rispetta.
Come vedremo, le normative italiane impongono a Pubbliche Amministrazioni, aziende che lavorano con la PA e, dal 2025, anche a diversi settori privati, di garantire che i propri siti e servizi digitali siano accessibili a tutti gli utenti, comprese le persone con disabilità.
In questa guida, dunque, parleremo di:
- Le normative italiane sull'accessibilità web
- Chi deve rispettare le norme sull'accessibilità
- Quali obblighi devono essere soddisfatti
- Quali sono le sanzioni previste
Le normative italiane sull'accessibilità web
In Italia l’accessibilità digitale è regolata da diverse normative che si sono evolute nel corso del tempo in modo da accogliere ampliamenti e adeguamenti agli standard internazionali, in particolare alle WCAG (Web Content Accessibility Guidelines).
Ecco le principali normative italiane che disciplinano l’accessibilità web:
Legge Stanca (Legge 4/2004)
- È la prima normativa italiana sull’accessibilità digitale, nata con l’obiettivo di garantire che le Pubbliche Amministrazioni e le aziende che lavorano con la PA rendano accessibili i loro siti e servizi digitali.
- Nel 2018 è stata aggiornata per recepire la Direttiva Europea 2016/2102, che impone agli Stati membri di garantire l’accessibilità di tutti i siti web e le applicazioni mobili della PA.
Decreto Ministeriale del 10 agosto 2022
- Ha aggiornato i requisiti tecnici di accessibilità.
- Si applica a siti web, applicazioni mobili e documenti digitali della Pubblica Amministrazione.
- Definisce le modalità con cui la conformità deve essere dichiarata e monitorata.
Codice dell’Amministrazione Digitale (CAD)
- Regolamenta la digitalizzazione dei servizi pubblici, imponendo che tutti i servizi digitali della PA siano accessibili.
- Stabilisce il diritto dei cittadini a interagire con la PA in modo inclusivo e senza barriere digitali.
Il recepimento della Direttiva Europea sull’Accessibilità (European Accessibility Act - EAA)
- A partire dal 28 giugno 2025, l’accessibilità non sarà più un obbligo solo per la PA, ma anche per alcune aziende private.
- L’obbligo si estenderà a e-commerce, banche, servizi di trasporto, telecomunicazioni e altri fornitori di servizi digitali.
Chi deve rispettare le norme sull'accessibilità
Ad oggi, l’accessibilità digitale è un requisito obbligatorio per la Pubblica Amministrazione e per le aziende che forniscono servizi alla PA ma, come abbiamo visto, con l’entrata in vigore dell’European Accessibility Act (EAA) a giugno del 2025, l’obbligo sarà esteso anche a diverse realtà private.
Ecco un riepilogo di chi è tenuto a garantire l’accessibilità dei propri siti web e servizi digitali.
- Pubbliche Amministrazioni ed Enti Pubblici
Tutte le Pubbliche Amministrazioni italiane, comprese scuole, università, ospedali e enti locali, sono obbligate a garantire che i loro siti web e le loro applicazioni mobili siano accessibili.
- Aziende e Enti Privati che Forniscono Servizi alla PA
Le aziende private che forniscono servizi o sviluppano software per la Pubblica Amministrazione sono soggette agli obblighi di accessibilità. Questo significa che, se un’impresa realizza un sito web, un portale o un’app per un ente pubblico, deve garantire che il prodotto finale rispetti gli standard di accessibilità.
- Aziende private con un fatturato medio superiore ai 500 milioni di euro negli ultimi tre anni di attività.
- Settori Privati Coinvolti dall’European Accessibility Act (dal 28 giugno 2025)
Anche le aziende private che operano in settori strategici dovranno adeguarsi e rendere i propri siti accessibili. In particolare, dovranno farlo le imprese che forniscono servizi digitali nei seguenti ambiti:
- E-commerce → Tutti i negozi online dovranno garantire che i loro siti siano accessibili, inclusi carrelli d’acquisto, pagamenti digitali e assistenza clienti.
- Settore bancario e finanziario → Home banking, applicazioni di pagamento e piattaforme di investimento dovranno essere fruibili anche da utenti con disabilità.
- Servizi di trasporto → Compagnie aeree, ferroviarie e di trasporto pubblico dovranno rendere accessibili i loro portali per prenotazioni e informazioni ai viaggiatori.
- Telecomunicazioni → Fornitori di servizi di telefonia e internet saranno tenuti a garantire che i loro siti e le loro app siano accessibili.
- Piattaforme di streaming e media digitali → I contenuti multimediali dovranno prevedere sottotitoli, descrizioni audio e un’interfaccia accessibile.
Eccezioni e casi particolari
È però importante sottolineare che l’European Accessibility Act prevede alcune esenzioni per le microimprese, ovvero aziende con meno di 10 dipendenti o un fatturato annuo inferiore a 2 milioni di euro. Queste realtà non sono obbligate ma sono comunque incoraggiate a implementare soluzioni di accessibilità, poiché rendere i propri servizi digitali fruibili da tutti rappresenta un valore aggiunto in termini di usabilità e visibilità online.
Quali obblighi devono essere soddisfatti
Le normative italiane impongono agli enti pubblici e alle aziende coinvolte l’adozione di precise misure per garantire l’accessibilità digitale. Questi obblighi riguardano sia gli aspetti tecnici dei siti web e delle applicazioni mobili, sia la trasparenza nei confronti degli utenti.
Ecco i principali requisiti che devono essere rispettati:
- Conformità agli standard WCAG 2.1 Livello AA
Tutti i siti web, le applicazioni mobili e i documenti digitali soggetti alla normativa devono rispettare le Web Content Accessibility Guidelines (WCAG) 2.1 Livello AA (equivalenti alla norma UNI EN 301549).
- Dichiarazione di Accessibilità
Tutti i siti web e le applicazioni mobili della Pubblica Amministrazione, nonché quelli delle aziende obbligate, devono pubblicare una Dichiarazione di Accessibilità. Questo documento deve:
- Dichiarare il livello di conformità del sito rispetto alle WCAG 2.1 livello AA.
- Indicare eventuali aree o funzionalità non accessibili, spiegando le ragioni e indicando eventuali soluzioni alternative.
- Fornire informazioni di contatto per permettere agli utenti di segnalare problemi di accessibilità.
La dichiarazione deve essere pubblicata in una sezione facilmente accessibile del sito e aggiornata regolarmente.
#tip - Per maggiori informazioni in merito, vedi Come redigere la Dichiarazione di Accessibilità.
- Obbligo di monitoraggio e adeguamento
Devono essere effettuate verifiche periodiche per garantire la conformità del sito alle normative ed eventuali segnalazioni di inaccessibilità devono essere gestite entro 30 giorni. Se invece un sito non è conforme, occorre predisporre un piano di adeguamento con scadenze definite per la risoluzione delle criticità.
- Formazione del personale
Gli enti pubblici devono formare i propri dipendenti affinché possano gestire i contenuti digitali in modo accessibile. Questo riguarda sia chi si occupa della realizzazione tecnica dei siti, sia chi pubblica documenti o informazioni online.
Quali sono le sanzioni previste
Il mancato rispetto degli obblighi di accessibilità previsti dalle normative può comportare sanzioni e conseguenza legali.
Per gli enti pubblici, la mancata conformità agli standard di accessibilità può portare a richiami ufficiali da parte dell’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale), con l’obbligo di intervenire entro 30 giorni dalla segnalazione di un problema. Se l’ente non effettua le correzioni richieste, possono poi scattare controlli più approfonditi e provvedimenti interni.
Le aziende private che forniscono servizi digitali alla PA, in caso di non conformità, possono essere escluse da appalti pubblici, subire la risoluzione di contratti già in essere o essere obbligate a rivedere i propri servizi per adeguarli alle normative.
Le aziende private che non si adegueranno alle direttive, infine, potranno ricevere multe proporzionali alla violazione, che in alcuni casi potranno arrivare fino al 5% del fatturato annuo.
Oltre alle sanzioni economiche, occorre considerare anche il rischio di subire danni reputazionali: un’azienda che non rispetta gli standard di accessibilità potrebbe perdere la fiducia dei clienti, essere oggetto di segnalazioni da parte delle associazioni per i diritti delle persone con disabilità e incorrere in azioni legali.